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Correlazioni in Medicina



Cisplatino e Fluorouracile con o senza Panitumumab in pazienti con carcinoma a cellule squamose di testa e collo ricorrente o metastatico


Studi precedenti hanno mostrato che anticorpi monoclonali anti-EGFR possono migliorare gli esiti clinici di pazienti con carcinoma a cellule squamose di testa e collo ricorrente o metastatico.

Uno studio ha valutato efficacia e sicurezza di Panitumumab ( Vectibix ) in combinazione con Cisplatino e Fluorouracile come trattamento di prima linea in questi pazienti.

Lo studio in aperto, randomizzato, di fase 3, è stato condotto in 126 Centri in 26 Paesi.

I pazienti idonei all’arruolamento avevano un’età di almeno 18 anni; carcinoma a cellule squamose di testa e collo confermato per via istologica o citologica; malattia con metastasi distanti o con ricorrenze locoregionali o entrambe, giudicata incurabile con chirurgia o radioterapia; un performance status ECOG ( Eastern Cooperative Oncology Group ) uguale o inferiore a 1 e un’adeguata funzione ematologica, renale, epatica e cardiaca.

I pazienti sono stati assegnati in maniera casuale, in un rapporto 1:1 e con stratificazione per precedente trattamento, sito del tumore primario e performance status a uno di due gruppi di trattamento.

I pazienti di entrambi i gruppi hanno ricevuto fino a 6 cicli di 3 settimane di Cisplatino per via intravenosa ( 100 mg/m2 al giorno 1 di ciascun ciclo ) e Fluorouracile ( 1000 mg/m2 nei giorni 1-4 di ciascun ciclo ); quelli nel gruppo sperimentale hanno anche ricevuto Panitumumab per via intravenosa ( 9 mg/kg al giorno 1 di ciascun ciclo ).

I pazienti nel gruppo sperimentale potevano scegliere di continuare il mantenimento con Panitumumab ogni 3 settimane.

L’endpoint primario era la sopravvivenza generale ed è stato analizzato per intention-to-treat.

In un’analisi retrospettiva definita in modo prospettico, è stato valutato lo status di papillomavirus umano ( HPV ) tumorale come potenziale biomarcatore predittivo di esito con un saggio immunoistochimico validato per p16-INK4A ( henceforth, p16 ).

Pazienti e ricercatori erano a conoscenza del gruppo di assegnazione; gli statistici sono rimasti in cieco fino all’analisi primaria e il laboratorio centrale che valutava lo status di p16 non era a conoscenza dei dati relativi a pazienti e trattamento.

Nel periodo 2007-2009, 657 pazienti sono stati assegnati in maniera casuale ai gruppi dello studio: 327 al gruppo Panitumumab e 330 al gruppo controllo.

La sopravvivenza generale mediana è stata di 11.1 mesi nel gruppo Panitumumab e 9.0 mesi nel gruppo controllo ( hazard ratio [ HR ] 0.873; p=0.1403 ).

La sopravvivenza mediana libera da progressione è stata di 5.8 mesi nel gruppo Panitumumab e 4.6 mesi nel gruppo controllo ( HR=0.780; p=0.0036 ).

Molti eventi avversi di grado 3 o 4 sono risultati più frequenti nel gruppo Panitumumab che nel gruppo controllo: tossicità cutanee o oculari ( 19% su 325 inclusi nell’analisi di sicurezza vs 2% su 325 ), diarrea ( 5% vs 4 1% ), ipomagnesiemia ( 12% vs 4% ), ipokaliemia ( 10% vs 7% ) e disidratazione ( 5% vs 2% ).

Decessi legati al trattamento si sono verificati in 14 pazienti ( 4% ) nel gruppo Panitumumab e in 8 ( 2% ) nel gruppo controllo.
Cinque ( 2% ) degli eventi avversi fatali nel gruppo Panitumumab sono stati attribuiti al farmaco sperimentale.

Erano disponibili campioni appropriati per valutare lo status di p16 per 443 ( 67% ) pazienti; 99 ( 22% ) dei quali sono risultati p16 positivi.

La sopravvivenza generale mediana nei pazienti con tumori negativi per p16 è risultata più lunga nel gruppo Panitumumab che nel gruppo controllo ( 11.7 vs 8.6 mesi; HR=0.73; p=0.0115 ), ma questa differenza non è stata dimostrata per i pazienti positivi per p16 ( 11.0 vs 12.6 mesi; 1.00; p=0.998 ).

Nel gruppo controllo, i pazienti positivi per p16 hanno mostrato una sopravvivenza numericamente, ma non statisticamente più lunga rispetto ai pazienti negativi per p16 ( HR=0.70 ).

In conclusione, benché l’aggiunta di Panitumumab alla chemioterapia non abbia migliorato la sopravvivenza generale in una popolazione di pazienti non-selezionati con carcinoma a cellule squamose di testa e collo ricorrente o metastatico, il trattamento con l’anticorpo monoclonale ha migliorato la sopravvivenza libera da progressione e ha mostrato un accettabile profilo di tossicità.
Lo status di p16 può rappresentare un marcatore prognostico e predittivo in pazienti trattati con Panitumumab e chemioterapia, ma servono valutazioni prospettiche per validare questi risultati. ( Xagena2013 )

Vermorken JB et al, Lancet Oncol 2013; 14: 697-710

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